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Il riscatto della laurea conviene veramente? Vi do la mia opinione.

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In questo articolo voglio aiutarti a capire se il riscatto della laurea conviene o no. Prima di arrivare alla conclusione, però, voglio darti alcune informazioni importanti che ti aiuteranno a capire perchè la penso così. Ti consiglio di leggerle prima di arrivare alla fine del post.

Che cos’è il riscatto della laurea?

Prima di addentrarci nel tema e analizzare se il riscatto della laurea conviene o meno, voglio spiegarti di cosa si tratta. Il riscatto della laurea è uno strumento che lo Stato italiano ti offre per convertire gli anni spesi all’università (tipicamente dai 3 ai 5) in anni utili al perfezionamento dei requisiti per ottenere la pensione. Il tutto, ovviamente, a pagamento. Quindi l’obiettivo del riscatto di laurea è di farti andare in pensione qualche anno prima.

Ci sono diversi requisiti per poter riscattare gli anni passati a studiare per laurearsi tra cui quello di aver completato il corso di laurea. Per avere maggiori dettagli puoi consultare il sito dell’INPS che fornisce tutte le specifiche sui requisiti.

Come ti dicevo prima, il riscatto non è gratuito. Ci sono dei costi ben precisi che variano in base a numerosi parametri. Dal 2019 è stato introdotto il riscatto di laurea agevolato che offre la possibilità di riscattare gli anni di studio a un costo ridotto, tipicamente intorno ai 5.200 euro per ogni anno che si vuole riscattare. Se vuoi una stima veloce del costo del riscatto ordinario e agevolato puoi usare questo calcolatore online.

Infine, uno dei vantaggi del riscatto della laurea è la deducibilità, ovvero la possibilità di risparmiare sulle tasse che si pagano allo stato. In particolare, chi riscatta gli anni di laurea paga le tasse su una base imponibile ridotta di un ammontare pari al costo del riscatto. Se, ad esempio, guadagni 30.000 euro lordi l’anno e paghi 2.500 euro come oneri di riscatto, la tua IRPEF verrà calcolata su 30.000 – 2.500 cioè 27.500 euro. Se vuoi saperne di più, ho scritto questo post per spiegare come funziona l’IRPEF  fornendoti un foglio Excel per fare un calcolo personalizzato in modo semplice e veloce.

In prima battuta il riscatto della laurea sembra uno strumento molto conveniente perché ti dà la possibilità di andare in pensione qualche anno prima e puoi dedurre la spesa dalle tasse, quindi pagandola effettivamente meno grazie al risparmio fiscale.

La verità però è che bisognerebbe fare alcune riflessioni importanti prima di trarre una conclusione così netta. Vediamone alcune di seguito:

Il riscatto della laurea conviene anche per i giovani?

Se sei all’inizio della tua carriera lavorativa, devi sapere che il beneficio principale del riscatto, ovvero quello di andare in pensione cinque anni prima, potrebbe non valere.

Cercherò di spiegarti il motivo in modo semplice: per noi “giovani” esiste un meccanismo chiamato “pensione anticipata” che permette a chi ha cominciato a versare contributi dopo il 1995, di andare in pensione a 63 anni anziché 67 (l’attuale età pensionabile), effettivamente andando in pensione 4 anni prima. Anche qui ci sono alcuni requisiti (il sistema delle pensioni è piuttosto complesso purtroppo) tra cui quello di aver versato almeno 20 anni di contributi. Ma appare evidente che la convenienza del pagare per il riscatto è bassa perché, grazie alla pensione anticipata, andresti già in pensione qualche anno prima e il riscatto ti darebbe un anticipo pensionistico molto modesto. Se ti interessa questo punto specifico, ti consiglio di leggere questo articolo di Orizzontescuola.it che spiega molto bene il concetto.

Cosa vuol dire al giorno d’oggi andare in pensione?

Come avrai già capito, per comprendere se il riscatto della laurea conviene o meno, bisogna tassativamente parlare di pensione. Siamo stati abituati a sentire parlare di pensione come una delle tappe fondamentali della vita lavorativa. A detta di molti, il modo migliore per fare una vita “tranquilla”, priva di problemi economici, era quello di prendersi una laurea, quel pezzo di carta che poi ti avrebbe permesso di trovare un lavoro a tempo indeterminato (chiamato anche posto fisso) e poi aspettare di arrivare in pensione. Nulla di più.

Purtroppo, questa ricetta non vale più. E non è solo un problema di chi ha grandi ambizioni lavorative e vuole spaccare il mondo. È un problema di tutti noi perché i tempi sono cambiati e, non rendersene conto in tempo, può avere degli effetti molto negativi sulle tue finanze.

I motivi principali sono due. In primis c’è il fatto che, con l’aumento dell’età media, anche l’età pensionabile aumenta sempre di più. Con questo andazzo, infatti, noi giovani rischiamo seriamente di non vedere la pensione prima dei 70 anni. Questo è un grosso problema perché, per una persona che conta esclusivamente sulla pensione per finanziare la propria vita dopo il lavoro, dover riuscire a lavorare fino a 70 anni è estremamente rischioso.

Il secondo problema riguarda quanti soldi percepirai rispetto all’ultimo stipendio prima di andare in pensione. Se hai seguito i giornali negli ultimi anni, saprai che siamo passati da un sistema previdenziale retributivo a uno contributivo. La faccio semplice anche se è un argomento tosto: nel retributivo si andava in pensione con un tasso di sostituzione (cioè quanti soldi percepirai come assegno pensionistico in percentuale rispetto all’ultimo stipendio) che arrivava all’80%. Il sistema contributivo, invece, è quello con cui tutti noi giovani dovremo fare i conti e si basa su quanto è lunga la carriera lavorativa e quanti contributi si versano. Per avere un’idea, ti faccio vedere una tabella che delinea i tassi di sostituzione nel tempo in base all’anno in cui andrai in pensione e il numero di anni di contribuzione.

Per esempio, io che ho 33 anni e lavoro a tempo pieno dal 2014, ho accumulato 8 anni di contribuzione e me ne mancano ancora 34 per raggiungere l’età pensionabile di 67 anni. Sempre che quest’ultima non aumenti a oltre 70 anni, cosa che invece appare molto probabile. Comunque, con le regole attuali, andrò in pensione intorno al 2057 e, se riuscirò a lavorare ininterrottamente per 42 anni, potrò ambire al massimo al 70% del mio ultimo stipendio – il 70% non è tanto. Poi, però, la vita non è mai prevedibile. Se per qualsiasi motivo decidessi o fossi costretto a fermarmi per qualche anno, ad esempio, per prendere un periodo sabatico o per affrontare una malattia che mi impedisce di lavorare, la situazione peggiorerebbe ulteriormente. In questo caso gli anni di contribuzione sarebbero inferiori a 40/42 comportando un ulteriore riduzione del mio tasso di sostituzione che oscillerebbe tra il 60 ed il 67%. Infine, semmai decidessi di mettermi in proprio come lavoratore autonomo, il tasso sarebbe ancora più basso: tra il 49 ed il 57%. Una miseria!

È importantissimo tenere presente, quindi, che noi giovani non potremo contare sulla pensione per garantirci un tenore di vita simile a quello che avremo al momento di ritirarci dal mondo del lavoro.

Capire questo significa comprendere che bisogna cambiare radicalmente il modo di pensare alla pensione. Come dicevo all’inizio, se i nostri nonni e genitori hanno sempre inteso la pensione come un traguardo che, una volta raggiunto, permetteva di vivere grazie all’assegno dello stato, oggi non è più così. A causa dell’aumento dell’aspettativa di vita l’età pensionabile aumenta anch’essa con il rischio di raggiungerla dopo i 70 anni. In secondo luogo, con il nuovo sistema pensionistico, l’assegno pensionistico sarà molto ridotto rispetto all’ultimo stipendio percepito (con la differenza maggiore per gli autonomi e chi ha pochi anni di contribuzione alle spalle). Questi sono due aspetti fondamentali per comprendere se il riscatto della laurea conviene o meno.

Qual è il costo opportunità del riscatto di laurea agevolato?

Aderire al riscatto di laurea, quindi, implica destinarci un ammontare importante (abbiamo detto circa cinquemila euro per ogni anno di università per il riscatto agevolato) che puoi pagare una tantum oppure a rate. In cambio, lo stato ti permetterà di anticipare di qualche anno la pensione. Anche qui, non è detto che siano 3 o 5 a causa dell’esistenza della pensione di vecchiaia, ne ho parlato più approfonditamente sopra.

Il costo opportunità di aderire al riscatto di laurea, quindi, è l’impossibilità di usare quei fondi per altri investimenti. Se da un lato ti piace l’idea di sperare di andare prima in pensione (a circa 70 anni), dall’altro devi sapere che dovrai rinunciare ad usare quei soldi (15-25 mila euro per il riscatto agevolato) per investimenti che renderebbero sicuramente di più se investiti correttamente e per il lungo termine. Se, ad esempio, avessi investito anche solo 15 mila euro 30 anni fa in un indice azionario globale come il Vanguard Total World Stock, avresti ottenuto un rendimento annuo del 6,7% circa. Questo significa che quei 15 mila euro varrebbero circa 105 mila oggi (174 mila se riscattassi 5 anni). È chiaro che a questo punto devi farti una domanda: vale di più una (piccola) anticipazione dell’età pensionabile, oppure investirli per il lungo termine e ottenere un capitale importante su cui contare un domani. Dal mio punto di vista, sarebbe molto meglio investire questi soldi: se vuoi approfondire, guarda questi articoli in cui ti parlo dei pro/contro dei piani di accumulo e dei fondi pensione, le due principali modalità per investire gradualmente nel lungo termine.

Pensione anticipata vs indipendenza finanziaria

Quello che ho cercato di mettere in luce in questo articolo sono essenzialmente due cose: a un primo livello, ho provato a spiegarti cos’è il riscatto di laurea, quali sono i suoi benefici e se il riscatto della laurea conviene. In secondo luogo, ho voluto parlarti di un tema più generale e, se vogliamo, legato alla mentalità con cui guardare al proprio futuro finanziario. Da un lato una visione della pensione come traguardo finale della vita finanziaria di una persona e quelli che oggi sono i rischi connessi a contare su di essa come la principale fonte di reddito dopo la fine del percorso lavorativo. L’altra opzione, che io personalmente preferisco di gran lunga, è pensare alla propria indipendenza finanziaria e costruirti un patrimonio di cui disporre autonomamente e su cui potrai contare quando deciderai di smettere di lavorare (non per forza a 70 anni quindi).

Tornando al tema di oggi, quindi, prima di fare una scelta così importante come quella di aderire al riscatto di laurea, ti consiglio di informarti bene e capire cosa è più importante per te. Ah, un’ultima cosa: se deciderai di aderire al riscatto ma dovessi cambiare idea, lo stato non ti rimborserà alcun pagamento che hai fatto. Pensaci bene!

Se trovi questo articolo interessante, lasciami un commento nella sezione in basso! A presto con nuovi articoli sulla tua Felicità Finanziaria.

2 commenti su “Il riscatto della laurea conviene veramente? Vi do la mia opinione.”

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