Vai al contenuto
Home » Ecco 4 trucchi per pagare meno tasse se sei un lavoratore dipendente

Ecco 4 trucchi per pagare meno tasse se sei un lavoratore dipendente

pagare meno tasse
Condividi:

Se sei un lavoratore dipendente presso un’azienda, ti sarai chiesto almeno una volta se esiste un modo per pagare meno tasse. In questo post voglio spiegarti alcune “tecniche” del tutto legali per abbassare le tasse che paghi sul tuo reddito da lavoratore.

Ci tengo a precisare che pagare le tasse è un dovere morale e civile e che l’evasione fiscale è un reato che può costare molto caro. In questo articolo non parlerò in alcun modo di evasione fiscale ma esclusivamente di metodi totalmente legali, a disposizione di qualunque cittadino, per abbassare le tasse sul proprio reddito da lavoratore dipendente.

Cosa sono le “tasse” per un lavoratore dipendente?

Se lavori per un’altra azienda in qualità di dipendente, che tu sia operaio, impiegato, quadro, dirigente o altro, percepisci uno stipendio netto che l’azienda per cui lavori ti paga in cambio del tuo lavoro. L’importo che vedi ogni mese in basso a destra del “cedolino” è detto stipendio “netto” perché il tuo datore di lavoro ha già pagato le imposte prelevandole direttamente dal tuo stipendio “lordo”.

Non tutti sanno che lo stipendio totale che il lavoratore dipendente percepisce è più alto di quello che riceve in busta paga ogni mese. Quello che accade in Italia è che, per legge, le aziende devono fare da sostituto d’imposta, ovvero che sono tenute a pagare le tasse per conto del lavoratore dipendente prelevandole direttamente dalla loro busta paga.

L’imposta principale per i lavoratori dipendenti è l’IRPEF anche se ve ne sono altre come l’addizionale regionale e quella comunale. Al contrario, i contributi previdenziali (cioè relativi a costruire la pensione) sono a carico dell’azienda, quindi non vengono pagati dal lavoratore. Se ti interessa saperne di più sull’argomento leggi il post “Come calcolare facilmente l’IRPEF?” in cui ti spiego come si calcola e ti fornisco un tool gratuito per calcolare la tua IRPEF in base al tuo stipendio lordo.

Cosa devi fare per pagare meno tasse?

Voglio fornirti alcuni “trucchi” per pagare meno tasse per permetterti di portare a casa uno stipendio netto più alto. Si tratta di consigli alla portata di chiunque e, ribadisco, completamente legali.

Devi però tener presente una cosa: vedrai i risultati di questa “ottimizzazione fiscale” solo quando farai la dichiarazione dei redditi. Indipendentemente che tu la faccia da solo con la procedura semplificata online oppure tramite un CAF o il tuo consulente fiscale: seguendo i consigli che ti darò di seguito, potrai beneficiare di vantaggi fiscali che molto spesso risulteranno in un rimborso da parte dell’agenzia delle entrate sul tuo conto corrente (o, se preferisci, un credito fiscale a tuo favore per la dichiarazione dei redditi dell’anno successivo).

Ma veniamo al dunque. Di seguito ti elenco i metodi più utili per abbassare le tasse da lavoratore dipendente. Alla fine dell’articolo troverai quello che dal mio punto di vista è il più importante.

1) Porta le spese mediche in detrazione  

A differenza della deduzione fiscale, le spese mediche possono essere portate in detrazione. Si tratta di una differenza matematica: con la deduzione puoi abbassare la base imponibile su cui vengono calcolate le tasse mentre con la detrazione vai direttamente a ridurre il totale delle tasse da pagare di un ammontare pari, appunto, all’importo da detrarre.

Le spese mediche riguardano tutte le spese per visite specialistiche, esami ed anche i medicinali (anche se non tutti sono detraibili). Queste spese sono detraibili al 19% per l’ammontare che supera la franchigia di 129,11 euro.

Esempio: supponiamo che tu abbia speso 500 euro per visite e medicinali. Potrai portare in detrazione il 19% di 370,89 (500 euro di spese – 129,11 di “franchigia”) che equivale a 70 euro.

Come puoi vedere non si tratta di somme enormi per una persona giovane ed in salute ma possono essere importi molto rilevanti per chi soffre di patologie per via di problemi medici e/o per l’avanzare dell’età.

2) Detrai le spese per gli interessi passivi sul mutuo per la prima casa

Se hai acquistato la tua prima casa accendendo un mutuo presso una banca o istituto di credito, puoi detrarre gli interessi passivi del mutuo al 19%. Anche qui c’è un limite di 4.000 euro, ovvero l’importo massimo su cui può essere applicato il 19%.

Fai attenzione: gli interessi passivi sono una parte della rata di mutuo che paghi. La rata, infatti, si compone sempre di due parti: una quota di capitale ed una quota di interessi passivi. Per saperne di più sulla composizione della rata nel tuo caso specifico, consulta il piano di ammortamento che la banca ti ha fornito.

Esempio: ipotizziamo che tu abbia pagato interessi passivi sul mutuo acquisto prima casa nel 2023 per un ammontare di 4.500 euro. In questo caso potrai dedurli al 19% ma solo fino a 4.000 euro, il che vuol dire che al massimo potrai portare in detrazione 760 euro l’anno. Si tratta di una bella agevolazione che può portare a dei risparmi significativi specialmente considerato che i mutui hanno delle durate decennali.  

3) Proteggi i tuoi familiari e detrai la polizza rischio morte

Anche se all’estero questi strumenti sono abbastanza diffusi, in Italia si sente poco parlare di polizze assicurative per coprire il rischio di morte. Si tratta di polizze che, nel malaugurato caso in cui l’assicurato dovesse morire, forniscono un capitale predeterminato ai beneficiari che l’assicurato aveva indicato in fase di accensione della polizza.

Si tratta di uno strumento utile per dormire sonni tranquilli quando uno dei membri del nucleo familiare genera gran parte del reddito e vuole fare in modo che la famiglia continui a vivere serenamente in caso di sua assenza.

Questi strumenti vengono frequentemente usati da chi ha un mutuo con l’obiettivo di non costringere coniuge e figli a dover vendere l’immobile per ripagare il debito in caso di morte del coniuge che genera la gran parte del reddito. La verità, però, è che sono assolutamente indispensabili per chiunque voglia star sicuro di non lasciare la propria famiglia in difficoltà economica in caso di morte.

Anche in questo caso, le spese possono essere portate in detrazione al 19% per un massimo di 530 euro l’anno. Se vuoi approfondire, leggi il post in cui ti spiego i benefici dell’assicurazione sulla vita e perchè anche tu dovresti averne una.

4) La più importante: fai dei versamenti volontari su un fondo pensione

La legge italiana ti permette di ridurre la base imponibile, ovvero l’ammontare di reddito su cui vengono applicate le aliquote di tassazione, fino a 5.165€ per contribuzioni volontarie a forme di previdenza complementare. In questa categoria di strumenti rientrano tutti i fondi pensione (sia aperti che chiusi) ed i PIP, o Piani Individuali Pensionistici.

Si tratta di una deduzione fiscale che lo stato ha creato per incentivare l’uso di queste forme complementari pensionistiche. Visto che per i giovani non sarà così semplice avere una pensione se non in un’età molto avanzata, che oggi è 67 anni ma in futuro potrebbe andare oltre a causa dell’allungamento della vita media e dello scarsissimo tasso di natalità del nostro Paese.

In aggiunta c’è il rischio di non percepire una pensione adeguata a mantenere il proprio tenore di vita: il tasso di sostituzione, ovvero il rapporto tra l’assegno pensionistico e l’ultimo stipendio percepito prima della pensione, sta sempre diminuendo. Lo Stato usa questo tipo di incentivo per fare in modo che chi andrà in pensione abbia un capitale aggiuntivo su cui poter contare per mantenere un tenore di vita dignitoso.

Come funziona il beneficio fiscale dei versamenti sul fondo pensione?

Il meccanismo di questo incentivo è semplice: la base imponibile viene ridotta di un ammontare pari alla somma dei versamenti volontari che hai fatto sul tuo fondo pensione durante lo stesso anno, fino ad un massimo di 5.165 euro. Attenzione a non confondere i versamenti volontari con il TFR. Se hai chiesto alla tua azienda di versare il TFR in un fondo pensione, questi soldi non sono considerati come versamenti volontari. Sono tali solo i versamenti che fai tu manualmente ed in aggiunta all’eventuale TFR.

Esempio: ipotizziamo che tu percepisca un reddito lordo come lavoratore dipendente pari a 30.000 euro ma tu abbia versato 2.500 euro in un fondo pensione. In questo caso lo stato ti permetterebbe di calcolare le tasse su 27.500 (30.000 – 2.500) anziché su 30.000, generando un risparmio fiscale di circa 825 euro.

La convenienza aumenta notevolmente all’aumentare dello stipendio lordo e dei versamenti, fino ad arrivare ad un risparmio massimo di circa 2.250 euro l’anno. Una bella somma! Se ti interessa puoi calcolare il tuo risparmio fiscale scaricando gratuitamente il mio calcolatore IRPEF. Ti basterà indicare l’importo dei versamenti al fondo pensione nella casella dedicata alle deduzioni fiscali e conoscerai subito il tuo nuovo reddito netto per capire quanto hai risparmiato.

Se vuoi approfondire ti consiglio di leggere il post in cui ti spiego a chi conviene avere un fondo pensione.

Domande per i lettori:

Pensi che le tasse che paghiamo in Italia come lavoratori dipendenti siano eque? Cosa fai per ridurre le tasse che paghi come lavoratore dipendente? Hai degli spunti aggiuntivi per abbassare le tasse sul reddito da lavoro dipendente?

Condividi:

Lascia un commento