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Scegliere un ETF? Ecco la guida definitiva per farlo nel modo corretto

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Ti sarà sicuramente capitato di dover scegliere in quale ETF investire i tuoi soldi, magari digitando “miglior ETF” su Google. O magari di voler capire di più sull’ETF che ti è stato consigliato dal tuo consulente finanziario o dalla tua banca. Senza alcuni punti fermi, conoscere gli aspetti fondamentali di un ETF per capire se rispecchiano le tue esigenze può rivelarsi più difficile del previsto.

Ma quali sono gli elementi più importante da tenere in considerazione per scegliere un ETF o valutare quello che ti consiglia il tuo consulente finanziario? Ti svelo un segreto che può fare la differenza per i tuoi investimenti: l’elemento più importante NON È IL RENDIMENTO PASSATO dell’ETF.  

Per aiutarti, ho creato una guida di quattro semplici step che ti aiuteranno a scegliere il tuo ETF in modo più veloce e, soprattutto, consapevole.

Breve cappello introduttivo: cosa sono gli ETF e quali sono i loro benefici?

Prima di svelarti qual è la cosa più importante per scegliere un ETF, ci tengo a fare un passo indietro per spiegarti meglio di cosa sto parlando.

Negli ultimi anni gli ETF (Exchange Traded Funds) sono diventati uno strumento d’investimento molto diffuso in tutto il mondo, incluso anche il nostro Bel Paese.

Uno dei motivi del loro successo è il fatto che, acquistando una quota di un ETF, si acquistano indirettamente tutti i titoli contenuti al suo interno.

Esistono ETF che investono in panieri di azioni, obbligazioni, real-estate, etc. Al contempo alcuni permettono di avere esposizione su un solo Paese mentre altri investono in aree geografiche più vaste. In termini di stile di investimento, esistono ETF a gestione attiva, dove le scelte di investimento vengono fatte da managers dedicati, e altri a gestione passiva perlopiù orientati a replicare un indice di mercato.

Si tratta di strumenti molto efficaci per investire in modo differenziato e flessibile perché acquistabili e vendibili nelle borse, come se fossero azioni. Se ti interessa approfondire ulteriormente, ti consiglio di leggere l’articolo in cui ti spiego come investire in ETF.

I quattro step fondamentali per scegliere un ETF

Gli ETF sono strumenti che offrono molti vantaggi e sono considerati un’innovazione straordinaria. Gli investitori non professionali hanno beneficiato notevolmente della loro diffusione.

Ma, come tutte le cose, anche gli ETF devono essere usati nel modo corretto per beneficiare dei vantaggi per cui sono stati inizialmente creati. Ormai esistono tantissimi ETF diversi ed è diventato piuttosto difficile districarsi in una giungla di informazioni, con il rischio di pregiudicare il tuo futuro finanziario scegliendo lo strumento sbagliato. A tal proposito ho creato una semplice guida che sono sicuro ti aiuterà. Eccola di seguito:

Step 1: dimentica il rendimento storico dell’ETF

Molti di noi erroneamente pensano che il rendimento storico sia l’informazione più importante per scegliere un ETF. Posso dirti con grande sicurezza che questo è sbagliato.  

Il motivo principale sta nel fatto che il rendimento storico di qualsiasi prodotto finanziario non rispecchia necessariamente i suoi rendimenti futuri. Questo vale anche per gran parte dei prodotti di investimento e, quindi, anche per gli ETF.

Un investitore è per definizione orientato al lungo termine e non cerca soldi facili e immediati perché è cosciente che non si tratterebbe di speculazione. Se ti interessa conoscerne le differenze, leggi questo post sull’investimento vs la speculazione.

Step 2: concentrati sull’asset allocation

Anziché parlare di rendimenti storici, ha molto più senso parlare di asset allocation, ovvero come sono distribuite le risorse finanziarie contenute all’interno dell’ETF.

Gli ETF spesso replicano i rendimenti di un mercato di riferimento. Questo è un aspetto fondamentale perché ti permette di calibrare correttamente le tue aspettative di rendimento

Ti faccio un esempio. Nel caso del MSCI World Index l’asset class di riferimento è l’azionario globale. Questo asset ha da sempre performato molto bene nel lungo termine con un rendimento medio annualizzato dell’11% circa dal 1978 a oggi. Sebbene ciò non ti permetterà di stimare quale sarà il rendimento futuro di questo titolo (nessuno può farlo), è ragionevole ipotizzare che i rendimenti di questo indice saranno positivi nel lungo termine.

Se sei un investitore con una buona tolleranza della volatilità in cerca di rendimenti interessanti, un ETF che replica questo indice potrebbe fare al caso tuo. Più in generale, sarebbe meglio partire dalle tue aspettative di rendimento scegliendo un’asset class che rispecchia le tue esigenze.

A scanso di equivoci, ci tengo a precisare che non tutti gli ETF sono indicizzati a un mercato di riferimento. Devi sapere, infatti, che esistono anche ETF a gestione attiva. Si tratta di fondi gestiti da una persona o un team specializzato il cui obiettivo è battere il mercato di riferimento (azionario o obbligazionario, etc.).

In quest’ultimo caso il ragionamento sull’asset allocation è altrettanto valido ma c’è un problema: le decisioni di investimento non sono basate sulla replica di un indice ma sulle scelte d’investimento del team che lo gestisce. Sebbene molti ETF a gestione attiva dichiarano la loro strategia di investimento, nella pratica è molto più difficile avere delle aspettative di rendimento a causa dell’arbitrarietà delle scelte di chi li gestisce.

Step 3: seleziona ETF di grandi dimensioni

Il terzo aspetto su cui ti consiglio di soffermarti è di scegliere ETF con una grande capitalizzazione di mercato. Meglio conosciuto come AUM (Assets Under Management), questo indicatore non è altro che il prodotto delle quote di un ETF per il loro valore di mercato.

Selezionare ETF di grandi dimensioni è importante perché indica che si tratta di un ETF liquido emesso da un istituto finanziario credibile. La liquidità è importante in quanto più essa è alta, più è facile rivenderlo. Questo ti garantisce la possibilità di convertirlo in “soldi” rapidamente e in modo facile quando deciderai di venderlo. Ognuno di noi investe per avere delle risorse finanziare da cui attingere in futuro. Nessuno vorrebbe investire in asset che non possono essere monetizzati.

Ti consiglio pertanto di privilegiare ETF molto grandi, almeno superiori ad 1 miliardo di euro. Nel mio caso preferisco non acquistare mai ETF con AUM inferiore ai 10 miliardi di euro. Noterai che tipicamente questi titoli sono emessi da compagnie molto conosciute e solide come Vanguard, BlackRock, Amundi, Fidelity, Morgan Stanley, etc. Non è una regola scritta ma noterai anche tu che dimensione dell’ETF e credibilità dell’emittente molto spesso vanno di pari passo.

Step 4: scegli in base ai costi

Siamo giunti all’ultimo step per scegliere correttamente un ETF che è legato alle commissioni di gestione. Si tratta dei soldi che l’istituto finanziario emittente percepisce come ricavi sulla gestione dell’ETF e di cui è molto difficile accorgersi perché vengono prelevati direttamente dall’emittente senza alcun tipo di notifica all’investitore.

Ritengo sia un punto estremamente importante perché queste commissioni hanno un effetto negativo diretto e proporzionale sul rendimento netto dell’ETF. Più alte sono e meno sarà il tuo guadagno.

La buona notizia è che gli ETF hanno generalmente costi di gestione piuttosto bassi perché il loro obiettivo è quello di replicare il più fedelmente possibile un indice di riferimento. Chi li gestisce non ha il problema di pagare enormi stipendi a gruppi di analisti e money managers costretti a vendere e comprare continuamente titoli per provare a battere il mercato e salvare il proprio posto di lavoro. Questa differenza ha un impatto diretto sulle commissioni di gestione rendendole molto più convenienti rispetto ad altri strumenti come i classici fondi di investimento o gli ETF a gestione attiva di cui ti parlavo sopra.

Il costo di un ETF si chiama TER, ovvero Total Expense Ratio, ed è espresso in percentuale rispetto al valore delle partecipazioni. Gli ETF hanno generalmente un TER sotto lo 0,7% ma la verità è che i migliori hanno un costo inferiore allo 0,3%.

Mi capita a volte di parlare con amici che hanno acquistato ETF con TER anche superiori al 2%, spesso spinti dalla loro banca o financial advisor di fiducia. Parlare di fiducia in questi casi è un ossimoro perché, dal mio punto di vista, siamo ben lontani dal rapporto fiduciario che una banca o un advisor dovrebbe avere nei confronti del cliente. Strumenti come questi sono fatti per una cosa sola: far arricchire chi li gestisce e chi li vende a totale discapito dell’investitore. Fuggi da ETF con costi simili.  

Dove puoi trovare queste informazioni per scegliere gli ETF?

Ogni ETF dispone di un documento specifico contenente tutte le informazioni citate in questo post e anche molte altre in più: il KIID o Key Investor Information Document. Si tratta di un “foglio illustrativo” standard che ogni istituto emittente deve tassativamente produrre il cui scopo è quello di permette a chi vuole investire di farlo in modo consapevole.

Trovarlo è molto semplice, ti basterà cercarlo su Google digitando la parola “KIID” accanto al nome dell’ETF di riferimento. Ti consiglio di consultare SEMPRE il KIID prima di fare una scelta di investimento!

Domande per i lettori:

Conosci i costi dei tuoi ETF? Ti è mai capitato di fare un approfondimento sui tuoi investimenti e di avere una “sorpresa” riguardo i costi dei titoli che possiedi? Se invece hai un consulente finanziario, hai mai provato a chiedergli quali sono le commissioni di gestione degli ETF che ti consiglia?

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